disinstalla l'applicativo io procrastino

Ho installato la prima versione del software mentale di procrastinazione nel lontano 1986, quando nella mia vita sono improvvisamente comparsi compiti, scadenze, valutazioni.

Mai riuscita, per dirne una, a distribuire i compiti delle vacanze nell’arco dei tre mesi di chiusura estiva delle scuole: sono sempre arrivata ad ammazzarmi di esercizi il giorno prima dell’inizio delle lezioni.

Alle medie, con il mio procrastinare, mi sono presa i miei bei calci sui denti: votacci, ammonizioni, pagelle impietose. Al liceo ho imparato a sfruttare memoria e parlantina, non sempre con risultati meritevoli.

Persino all’Università le cose non sono andate meglio: ho dato tutti gli esami a botte di studio condensato (una settimana, massimo due di immersione matta e disperatissma nei libri, litrate di caffè e listoni di insulti autodiretti, ogni volta più creativi della precedente)

Io e la procrastinazione abbiamo avuto una relazione lunga e complicata, e so di essere in ottima compagnia.

Io procrastino, tu procrastini, egli procrastina, noi procrastiniamo

Possiamo declinarlo alla persona che ci pare, ma essere in tanti a farlo non sminuisce le ricadute e non spiega perché lo facciamo.

Perché procrastiniamo?

Il più delle volte la procrastinazione viene trattata come una falla del sistema organizzativo, o come una mancanza di chiarezza negli obiettivi, oppure come un errore di prassi lavorativa.

Spesso un procrastinatore viene incolpato di pigrizia, di mancanza di volontà o visione, di mollezza di carattere.

Se ti dicessi, invece, che procrastinare ha molto più a che fare con le emozioni che non con le abitudini o con i tratti caratteriali?

Se ti dicessi che procrastinare non è un fallimento dell’azione, ma un impasse nell’autoregolazione emotiva?

Il peggior incubo di ogni procrastinatore

C’è solo una cosa che un procrastinatore teme più di un compito e una scadenza: un compito con una scadenza a lungo termine.

Scrive lo psicologo e ricercatore Roy Baumeyster che la procrastiazione è un «modello di comportamento controproducente caratterizzato da benefici a breve termine e costi a lungo termine»

Per una fatale ironia, le tre emozioni che stimolano più di altre la posticipazione insana sono emozioni anticipatorie:

  • paura («E se poi andasse/facesse male?)
  • disgusto («Devo proprio? Tanto so già che mi farà schifo»)
  • rabbia («Non funzionerà nemmeno questa»)

E se hai dimestichezza con almeno una di esse sai benissimo che tanto più è lunga la timeline tra la partenza e l’arrivo, tanto più queste emozioni s’allargano e prendono spazio nei pensieri.

L’unico modo per fermarle, l’unico modo temporaneamente funzionale, è evitare di presentarsi ai blocchi di partenza finché possiamo farne a meno.

Da problema a sintomo

Se vuoi farti passare il mal di testa, prendi una pillola. Se vuoi curare il mal di testa, scopri cosa lo induce.

Con la procrastinazione è lo stesso: puoi tamponare il problema obbligandoti a una routine ferrea e schematica (con scarsi risultati a lungo termine, ma immagino che questo tu già lo sappia); oppure puoi trattare la tua posticipazione cronicizzata per quello che è: il sintomo di un malessere più profondo.

Se non ti occupi di quel malessere, non ti stai occupando davvero del problema. Stai, a tua insaputa e ancora una volta, procrastinando.

La procrastinazione è dunque una pseudo soluzione per emozioni difficili  come l’ansia, la frustrazione, la noia, la solitudine, l’insicurezza, la stanchezza, l’incertezza…

Prima di proseguire nella lettura, fermati e chiediti:

⇒ quanto è diventato abituale per me evitare il disagio posticipando il compito?

⇒ quanto è diventato il mio modo di lavorare e vivere?

Che fare?

Ok, la procrastinazione non è il problema: il problema sono le emozioni. Interessante. E adesso?

E adesso, con santa pazienza, ci mettiamo lì e facciamo quel che bisogna fare quando i problemi agiscono sotto copertura: li smascheriamo.

Se ti accorgi che stai entrando in modalità «lo faccio dopo», «ci penso domani», «comincio la prossima settimana» senza alcun reale impedimento, prova a pensare a:

  • Cosa ti mette ansia?
  • Cosa ti disgusta?
  • Quale memoria dal passato sta facendo interferenza?
  • A quale chiamata dal futuro stai rifiutando di rispondere?

È possibile, per esempio, che la sensazione d’ansia scaturisca dal non sentirsi pienamente all’altezza del compito che siamo chiamati a eseguire, e quand’è così finisce che ci si concentra troppo su quel che manca e poco su quel che c’è.

Spesso l’ansia ci dice che c’è molta voglia di fare del proprio meglio, un grande senso di responsabilità, un sincero desiderio di accuratezza, una seria dedizione al progetto (personale, professionale, famigliare…)

Dietro il disgusto, potremmo invece trovare una chiamata a delegare una serie di incombenze per poterci dedicare a nuove sfide che ci motivano e ci servono di più.

La frustrazione potrebbe nascondere una difficoltà a lasciare nel passato i fallimenti o le esperienze registrate come tali.

Lasciare nel passato, bada, non vuol dire far finta che non siano mai esistiti inciampi, scivoloni e ruzzoloni, bensì portarli nel presente come bagaglio di informazioni potenziali, non obbligatoriamente utili, anziché come un’onta indelebile sul nostro pedigree.

E se stessi procrastinando perché quel che fai non ha più lo stesso valore di un tempo?

Un attimo, sono ancora in pigiama!

Alcune volte il futuro viene a bussare alla nostra porta quando non ci sentiamo ancora pronti e a noi non pare proprio cosa da farsi presentarci al cospetto del domani con il pigiama, le tume negli occhi, i capelli arruffati e una morgue in bocca.

Tuttavia, se ci pensi, è esattamente ciò che facciamo quando diamo inizio a ogni giornata: la accogliamo con il pigiama, gli occhi appiccicosi, i capelli scompigliati e i denti da lavare, e poi procediamo nelle ore a suon di priorità.

Ecco, dunque, il segreto: non essere pronti, perché non si può mai essere davvero pronti all’imprevedibilità della vita, bensì essere saldi su ciò che è prioritario per noi.

Forse procrastini il momento di uscire di casa per andare a lavorare perché quel lavoro non soddisfa (più) la tua priorità?

Dare la giusta priorità

Alle emozioni. Alle azioni.

Se per te fosse prioritario il rapporto con i tuoi figli, ma passassi la maggior parte del tempo al lavoro, non è improbabile che tu finisca prima o poi a odiare ciò che fai o a sentirti in colpa per ciò che non fai.

Disgusto e senso di colpa: due emozioni che, lo abbiamo visto, danno l’avvio al software di procrastinazione.

A quel punto può darsi che per occuparti della relazione con i tuoi figli aspetterai le vacanze, poi la promozione, poi la pensione. E intanto perderai pezzi di storia: la tua, la loro e la vostra insieme.

La tua famiglia è prioritaria? Dedicale tempo. La tua carriera è prioritaria? Dedicale tempo. La tua crescita personale, la tua salute, la tua forma fisica sono prioritarie? Indovina.

Se non stai dedicando tempo a ciò che è davvero prioritario per te, a cos’altro lo stai dedicando?

Per aiutarti a rispondere a questa domanda, ho preparato un template scaricabile: è un Time Log e puoi usarlo sia per monitorare su cosa investi tempo durate la giornata, sia per verificare come lo investi.

Timelog worksheet scaricabile download ITA

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Quando procrastinare è ok

Posticipare non è sempre il male assoluto.

Ci sono occasioni e situazioni che richiedono uno stop: momenti particolari in cui, per poter andare avanti, è prima necessario fermarsi a riflettere.

Quando però si è sotto lo scacco di emozioni difficili, capire se ci troviamo in uno di questi particolari momenti, o se invece siamo inciampati nella solita strategia di evitamento e fuga, può risultare complicato.

Il diavolo, come sempre, è nei dettagli, e a fare la differenza tra un posticipare intelligente e la procrastinazione malsana, è il dettaglio delle nostre emozioni.

Quando siamo in modalità posticipazione intelligente, lo sappiamo perché:

  • si riduce l’affaticamento mentale
  • non avvertiamo un senso di sopraffazione
  • non abbiamo cali di motivazione
  • ci sentiamo presenti a noi stessi e ben focalizzati

Se oggi hai posticipato qualcosa dalla tua to do list, ma le emozioni che ti abitano sono queste, be’, tira un bel sospiro di sollievo perché probabilmente è proprio ciò che dovevi fare.

 

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