Contenuti, che problema!

Blog, sito, caption, script per i video o per i podcast, newsletter, corsi, freebie, interventi, webinar, seminari, talk, claim, tagline, headline…

Di quanti contenuti è fatta la tua comunicazione? E il tuo business, il tuo branding, il tuo marketing?

La maggior parte dei contenuti che produciamo e che immettiamo online è frutto di una scrittura.

A volte, come nel caso di un blog post, di una newsletter, delle dispense per un corso, si tratta di una scrittura complessa. Altre, per esempio per un video, un podcast, un breve intervento, potrebbe anche bastare una scaletta, sempre che vi sia una certa dimestichezza nell’improvvisazione e nell’andare a braccio.

Quando incontro persone atterrite da questo aspetto della presenza online, mi immagino costretta a maneggiare strumenti di cui so poco o nulla, tipo le fibre ottiche, i circuiti elettronici, gli elementi chimici, e mi sento sopraffatta.

Sì, perché è facile fare qualcosa con costanza e dedizione quando la si sa fare bene.

Tutt’altra faccenda è trovare la motivazione e mantenersi perseveranti se in quella cosa si inciampa ogni tre per due, se si fa una fatica tremenda, se si è lontani mille miglia dal proprio settore di pertinenza, o se dopo aver lavorato tanto nessuno ci fila di pezza e, peggio, qualcuno ci fa pure le pulci.

Quindi, che fare se scrivere non è il tuo mestiere; o se non è lo strumento che maneggi meglio tra i molti che usi; o se ti crea ansia e irrequietudine?

Da sapere

Se scrivere ti sfianca

Di fronte alla scrittura, quando la scrittura non è il proprio mestiere, ci si pone principalmente in due modi:

  1. che sarà mai, se so parlare so scrivere!
  2. oh caxxx!

La cosa sorprendente è che entrambi gli atteggiamenti sfociano nel medesimo stile risolutivo: l’ammucchiata.

Lo stile ammucchiata è quello stile che, o per effetto Dunning Kruger o per il suo opposto, ci fa pensare di poter o dover fare tutto, bene e subito.

In particolare, scrivere in stile ammucchiata significa non tenere conto che la scrittura è fatta di diversi passaggi, i quali richiedono all’autore di sostenere ruoli differenti:

• il ricercatore, che studia, legge, s’informa

• l’elaboratore, che prende le informazioni, le sistemizza, genera nuove ipotesi

• l’ideatore, che crea connessioni tra le informazioni e genera nuove idee

• il manager, che decide come lavorarle, quando, con che metodo

• lo scrittore, che cerca le parole per dare forma alle idee

• l’editor che pulisce, migliora, taglia corregge

• il divulgatore, che si occupa di condividere il contenuto

Parafrasando ciò che scrive Edward De Bono in Sei cappelli per pensare, ammucchiare nella stessa stanza (leggi anche: momento) tutti questi ruoli pensando che possano lavorare insieme e contemporaneamente, è come fare il giocoliere con troppe palle.

Ogni ruolo, infatti, risponde a delle istanze (emotive, logiche, creative), e ciascuna istanza lavora e risponde per una parte del progetto.

Morale della favola: se pensi di poterti mettere davanti a una pagina bianca e interpretare in due o tre ore tutte le parti, o sei in pieno delirio di onnipotenza, o sei completamente nel panico. Quel che è certo è che nessuna delle due condizioni ti aiuterà a portare a casa un risultato soddisfacente ed efficace.

Se pensi che scrivere sia il passaggio finale

Una versione della storia, molto comune peraltro, racconta la scrittura come un approdo: in realtà, dall’appunto, all’articolo sul blog, alla pubblicazione di un saggio o di un manuale, la scrittura è soprattutto veicolo.

Si scrive sempre per qualcosa: per ricordare, per rielaborare, per confrontarsi, per capire meglio, per spiegarsi…

Scrivere, contrariamente a quel che si pensa, è raramente un proclamare opinioni già formate: il più delle volte è un formarsi un’opinione.

Un’indagine:

• in che modo questa nuova informazione s’inserisce nel mio archivio di informazioni?

• come spiega il fenomeno questa teoria?

• qual è la relazione tra questo e quello?

• e la relazione tra questo, quello e me?

Se pensi che scrivere sia sempre e soltanto l’atto finale di un’avventura (una scoperta, una ricerca, un’esperienza), caricherai l’azione creativa e il contenuto finale di aspettative non solo troppo elevate, ma anche inopportune.

Se scrivi abbandonando l’idea di creare un contenuto definitivo, impeccabile, inappuntabile, sarai meno portata, o portato, a scimmiottare autori già esistenti, a reiterare contenuti triti e ritriti, a fare un passo indietro ogni volta che potresti esprimere il tuo punto di vista; e allo stesso tempo nutrirai il tuo spirito critico, la fiducia in te stessa/te stesso, la curiosità di scoprire qualcosa di nuovo e il coraggio di condividerlo.

Cosa fare

Mai più senza idee per i tuoi contenuti

Gli scrittori rimangono mai senza idee? Secondo me, proprio senza senza no.

Quel che può succedere è che passino periodi in cui non riescono a entusiasmarsi per nessuna delle idee che balenano loro in testa. Periodi in cui perdono la voglia di creare. Periodi in cui si chiedono quanto senso abbia continuare a farlo.

D’altronde i periodi di M non risparmiano nessuno; anzi, per quel che ho potuto vedere e constatare negli anni, i periodi di M dei creativi sono creativi alla emmesima potenza.

La ragione per cui, secondo me, gli scrittori non rimangono mai davvero senza idee, è che hanno un archivio di note e appunti che una vita sola per usarli e rielaborarli tutti non potrà mai bastare.

Gli appunti sono il vero patrimonio di ogni creativo. Ancor più delle idee, perché in fondo, senza gli appunti, non ci sarebbero informazioni da intrecciare, nuovi progetti da tessere.

Gli appunti sono il seme piantato nel terreno della creatività; sono il nutrimento per il gemma che ne scaturirà; e l’acqua e il sole per il frutto che da quella gemma prenderà forma e sostanza.

Prendere appunti, e imparare a farlo in modo che siano facilmente reperibili, significa da una parte creare un database di conoscenza al quale attingere quando abbiamo bisogno di ispirazione o sostegno per le nostre idee, e dall’altra mettere in moto un sistema che ci permette di ottimizzare i tempi di produzione, di superare la sindrome da pagina bianca, di dare un posto a ogni cosa e mettere ogni cosa nel posto migliore.

Ci sono molti metodi per farlo: dal bullet journalal quaderno delle idee (un quaderno libero su cui appuntare citazioni, pensieri volanti, stralci di conversazioni, dialoghi dai film, curiosità estemporanee), passando per l’uso di schedari e index card (di come potresti usare le index card ne ho parlato in questa diretta su Instagram e su questi #appuntiscorrevoli).

Sperimenta, trova e costruisci il tuo (eco)sistema creativo.

uso delle index card per ordinare i contenuti

Buon sistema, buon metodo, buoni contenuti

Le idee hanno bisogno di metodo e di un (eco)sistema.

Quando parlo di metodo e sistemi per la creatività, mi viene spesso sollevata l’obiezione: «Si può essere davvero creativi se ci si imbriglia in un sistema o in un metodo?»

La risposta breve è: sì.

La risposta meno breve è: sì, ma dipende… Soprattutto dal fatto che quel metodo e quel sistema siano, seppur creati da altri e adottati da noi, in qualche modo fatti nostri con cesellature e cambiamenti in sintonia con il modo di sentire e di elaborare le informazioni che abbiamo maturato nel tempo.

La risposta che di solito risulta più esaustiva di tutte è una domanda, anzi due: hai presente quante costruzioni puoi creare con i soli cinquanta mattoncini Lego di base? E quante figure puoi realizzare con i soli sette pezzi del Tangram? 

Ecco, Lego e Tangram sono un sistema.

Qualunque sistema tu scelga di usare per archiviare i tuoi appunti, per creare le connessioni che ti servono, per dare una struttura ai tuoi contenuti, il segreto perché funzioni è avere metodo. Vale a dirsi, per esempio, non cambiare sistema a ogni folata di vento e a ogni tagline che promette una soluzione definitiva e miracolosa.

Lavora come se dovessi sempre pubblicare

Magari per il tuo editore preferito.

Sì, perché se impari a lavorare così, così seriamente mi vien da dire, ti alleni alla costanza e alla pratica deliberata, ovvero l’unico vero segreto, che segreto non è, per migliorare: provare provare provare provare!

Se impari a lavorare come se dovessi sempre pubblicare con il tuo editore preferito, ti abitui a differenziarti e a evitare di condividere contenuti di altri senza aggiungere nulla di tuo, o contenuti tenuti insieme con lo sputo, irrilevanti, disinformati, ridondanti, acritici.

Pensaci: proporresti mai qualcosa del genere al tuo editore preferito?

E se ti abitui a lavorare così, così responsabilmente, impari a chiedere feedback utili e a non aspettarti una ricompensa o un applauso solo perché, ehi, sei già stata, o stato super a tirare giù quel poco che hai tirato giù.

E quando avrai imparato a lavorare in questo modo, ricordati, come scrive Sönke Ahrens in How to take smart notesche l’idea che non hai pubblicato (e quindi condiviso), vale quanto l’idea che non hai mai avuto, e poi pigia sul tasto ‘pubblica’.

 


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