Quando l'imitazione diventa limite

L’imitazione fisiologica

Se stai pensando che l’argomento imitazione non ti riguardi perché mai nella vita sei venuta meno – o venuto meno – al principio di autenticità, ecco: ripensaci.

La mimesis è una funzione fisiologica del comportamento umano tanto quanto mangiare, bere, dormire. Con il suo insieme di giochi d’imitazione, l’infanzia ne è una prova tangibile: da quel buffo e divertente scimmiottare i modi dei grandi – tipo disquisire con tanto di toni e gestualità senza saper neppure ancora parlare –, al più consapevole «Facciamo che io ero…», è attraverso l’emulazione che apprendiamo le cose del mondo. Iniziamo da cose semplici, come portare un cucchiaio alla bocca e poi, via via che cresciamo, ci avventuriamo in riproduzioni sempre più complesse, come il ricalcare idee e pensieri altrui.

Fin qui, normale amministrazione. È il grande teatro del mondo che apre il suo sipario su una delle tante commedie umane, a uso e consumo della nostra formazione personale. Ma che succede se quel sipario non si chiude mai e si rimane intrappolati nella farsa? Che accade, per dirlo fuor di metafora, se a quella normale e fisiologica funzione imitativa non aggiungiamo mai un nostro contributo creativo?

Plagio o ricerca?

Nel mondo accademico si usa dire: «Se copi da uno è plagio. Se copi da molti è ricerca». Ho sempre pensato che questo concetto ne contenesse al suo interno uno ben più corposo, vale a dirsi: quando facciamo copia incolla di una idea, di un prodotto, di un testo, non abbiamo alcun bisogno di attivare la nostra parte autorale. L’oggetto ricalcato, infatti, è già stato creato e concluso da qualcun altro.

Quando copiamo da molti, siamo costretti a cercare – perlomeno – una sintesi che possa giustificare la compresenza di più informazioni. Non siamo di fronte a qualcosa di concluso, bensì ci troviamo davanti a una nuova sfida: rendere autentico ciò che non è originale, ciò che ha cioè avuto origine da un’altra parte, da un’altra persona. Questo processo di elaborazione è di per sé un atto creativo e non può essere messo sul medesimo piano della mera copia conforme o del plagio.

Variazione sul tema: la meccanica della creazione

Creare, dunque, non è per forza un’azione originale. La storia dell’arte, per esempio, è soprattutto una storia di imitazioni e variazioni sul tema: i neoclassici imitano i classici; Michelangelo, per dipingere la Cappella Sistina, si rifà alla potenza delle sculture elleniche… Nelle variazioni sul tema, però, c’è sempre qualcosa che invece manca alla becera scopiazzata: la meccanica della creazione.

La meccanica della creazione si sviluppa in tre tempi:
• nel passato che ha formato l’immaginario e il pensiero dell’autore soggetto della nostra imitazione;
• nel futuro immaginato da quello stesso autore, che lo ha ispirato a creare una determinata cosa con un determinato desiderio e scopo
• nel presente in cui si realizza, nella pratica, l’idea, il prodotto, il testo o quel che è

Chi riproduce pedestremente l’atto creativo di un’altra persona ha accesso soltanto a uno di questi tre tempi: il presente.

L’eterno presente degli emuli e le conseguenze

In termini professionali, la rottura dei tre tempi della meccanica della creazione si traduce in una mancanza di basi solide sulle quali fare appoggiare la propria carriera o la propria idea di business e in una carenza di visione che possa far crescere quella medesima carriera o business.

In termini personali, a farne le spese saranno l’autostima e il senso di autoefficacia.

Se l’emule sei tu

Prendo in prestito il titolo di un film che amo molto e ti suggerisco di ricominciare da tre: il tuo passato, il tuo futuro, il tuo presente.

Del tuo passato: scegli cinque episodi importanti che senti che hanno fatto la differenza nella tua vita. Riportali alla mente nei minimi dettagli (io ti suggerisco di scriverli): cosa è accaduto, chi c’era, cosa ha fatto, cosa hai fatto tu, come ti sei sentita – o sentito –, come si è concluso l’episodio e cosa hai imparato?

Del tuo futuro: vai avanti di dieci anni e immagina tre episodi in tre ambiti diversi della tua vita, ovvero professionale, sentimentale, sociale (amici, vita mondana…). Descrivili nei minimi dettagli: cosa accade, chi c’è, cosa fa, cosa fai tu, come ti senti?

Del tuo presente: prendi l’ultima cosa (idea, prodotto, testo…) che hai copiato e, sulla base delle informazioni emerse su di te nei due esercizi precedenti, chiediti come sarebbe stata se anziché copiare e basta ti ci fossi messa – o messo – dentro anche tu, con tutto il tuo passato e tutto il tuo futuro?

Se vuoi condividere, ci sono.

One Comment

  1. Imitazione e influenzabilità: quanto c'è di originale nella storia che portiamo nel mondo? - Coaching in fabula | Carlotta Givo

    […] [Sugli effetti negativi, soprattutto in ambito professionale, di quando l’imitazione prende il sopravvento fino a sconfinare nell’emulazione e nella copia, ne ho scritto qui] […]

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>