Si può misurare il senso di colpa?

Base per altezza diviso due: è la formula per sapere l’area di un triangolo.
m = p · V: è l’equazione che permette di calcolare la massa di un corpo.

Ma se volessi calcolare la quantità e la qualità di un senso di colpa, quali parametri dovrei usare?

Come misuriamo i nostri sensi di colpa?

Per lo spazio che occupano? Tipo: «Ho un grande senso di colpa»

Grande quanto un boccone che si blocca a metà dello stomaco? O quanto una montagna di ciarpame piazzata di fronte al sentiero delle possibilità? O come una scarpa di tre taglie in più che rende il passo goffo e incerto?

Perché non calcolarlo, allora, in base alla collocazione sulla timeline della vita? Un nuovo senso di colpa, un vecchio senso di colpa, un senso dal colpa dal… con tanto di targa commemorativa e dagherrotipo appesi sopra il camino.

E se il senso di colpa si potesse calcolare in base al tempo di permanenza nella nostra vita, quale tra il più giovane e il più anziano avrebbe maggior diritto d’essere reclamato, guardato e accomodato per primo?

Su questa domanda sospesa nella mia testa spunta, come in uno dei miei collage, il viso scontornato di Bert Hellinger che con la sua tipica espressione serena e rassicurante risponde:

Oppure potremmo misurare il senso di colpa al centimetro: quanto più s’allunga sulla nostra strada, tanto più getta ombra sul cammino.

Ma io? Come misuro io l’entità, la forza, l’estensione, la pervasività dei miei sensi di colpa? Ci ho dovuto pensare su, e sono giunta se non a una conclusione, a un’interessante rivelazione.

I miei sensi di colpa hanno la misura delle mie rinunce.

Più sono infatti le possibilità alle quali rinuncio, più so che a creare un’anomalia nel mio sistema di scelte e azioni c’è lui: il mio senso di colpa.

Mi sembra – tra l’altro – d’aver stanato la formula generale attraverso la quale ciascuno di noi può calcolare il proprio senso di colpa: qualificare e quantificare gli effetti collaterali indesiderati.

Infatti, benché gli effetti collaterali indesiderati non siano uguali per tutti, è sicuro che ovunque agisca, qualunque senso di colpa lasci  sempre (almeno) una sgradita conseguenza, un segno nefasto della sua presenza.

La formula generale non risolve alcuna equazione, ma pone una domanda risolutiva:

Quale segni lascia su di me il morso di questo senso di colpa?

Mi impedisce di essere efficace? Mi porta a procrastinare? Mi rende ansiosa, o ansioso? Ammanta tutto ciò che mi circonda di un velo grigio e pesante? Azzera il mio sistema immunitario? Annienta la mia volontà? Esaurisce la mia gioia?

Colpisce il corpo e la salute come ha fatto il senso di colpa di Miriam, convinta di non essere stata una madre sufficientemente accogliente, accudente e nutritiva.

L’impronta del morso del suo senso di colpa, Miriam lo porta sul corpo. Più precisamente in quel punto del corpo di una donna che tutti noi associamo alle parole accoglienza, accudimento e nutrimento: il seno. O almeno questa è la narrazione della malattia che condivide con me.

Sarà vera per davvero la storia di Miriam e degli effetti indesiderati del suo senso di colpa? L’unica risposta sincera che mi do è che non lo so, e non penso nemmeno sia un mio compito stabilirlo. Ho smesso da tempo di cercare verità assolute.

So però che le narrazioni hanno il potere di rendersi verificabili, e tanto mi basta – e tanto dovrebbe bastare a tutti noi – per prestare maggiore attenzione alle narrazioni autobiografiche (e alle sentenze auto inflitte).

C’è una formula per qualificare e quantificare i sensi di colpa, ed è una formula fluida.

Ci sono persone (come me) che calcolano il proprio senso di colpa qualificando e quantificando i propri atti mancati, esacerbati, negati…

Altre (come Miriam) lo fanno sulla base dei problemi di salute che tendono a sviluppare.

Altri ancora usano il termometro dell’energia, perché fare qualcosa con il senso di colpa in spalla ne consuma parecchia.

  • Cosa sai del senso di colpa?
  • Come sai che sta agendo la sua influenza su di te?
  • Cosa fai quando prende il sopravvento?
  • Cosa ti piacerebbe fare, invece?

Puoi condividere con me le tue risposte usando i commenti qui sotto, oppure scrivimi dove ti viene più facile e spontaneo.


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