Coaching in fabula | Carlotta Givo
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  • Un'incisione in stile neoclassico che rappresenta il momento iconico del mito di Amore e Psiche. Psiche, nuda e avvolta in un drappo leggero, si china verso Amore, addormentato con le sue ali spiegate, simbolo della sua natura divina. Nella mano destra Psiche tiene un pugnale, e nella sinistra una lampada a olio, la cui luce illumina delicatamente il volto di Amore. L'immagine cattura il contrasto tra la curiosità umana e il timore reverenziale, un momento di sospensione carico di simbolismo e tensione emotiva.

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Per che cosa dovrebbe battersi? Per tutto! Per la Per che cosa dovrebbe battersi? Per tutto! Per la vita stessa. Non le basta forse? 

Per viverla, soffrirla, goderla! 

Per che cosa battersi?! La vita è una bella, magnifica cosa!

📽️ Luci della ribalta (Limelight), 1952

#bottegabiografica #trameperdute #storiechecurano
Così scrive Annie Dillard in Una vita a scrivere Così scrive Annie Dillard in Una vita a scrivere (Bompiani, 2021).

Il contesto è, naturalmente, quello dell’opera letteraria, e il consiglio è rivolto a chi si accinga a raccontare una storia destinata a diventare un romanzo, o perché no, un saggio.

Eppure le parole della Dillard si lasciano facilmente trasferire alla vita, diventando una guida per chi continua a dirigere la propria storia sulla scia dei capitoli passati. 

Per chi, affezionatosi a una particolare traccia — un’idea di sé, una promessa fatta, un ruolo imparato, una versione della propria storia che un tempo ha avuto senso — continua a mantenerla nel proprio racconto anche quando rischia di bloccarne o limitarne il seguito.

Nello stesso saggio, poco più avanti, la Dillard sembra poi offrirci anche una exit strategy dai vecchi sentieri. E di nuovo, pur se il tema rimane l’opera letteraria, ci si trova davanti a un consiglio perfettamente utile alla vita.

«Chi mi insegna a scrivere?», le chiede un lettore.

E lei risponde:

«La pagina, […] l’eterno vuoto […] che riempi lentamente, affermando lo scarabocchio del tempo come un diritto e la tua audacia come necessità; la pagina, che riempi impacciato, rovinandola, ma rivendicando la tua libertà e il potere di agire, riconoscendo che rovini qualsiasi cosa tocchi, ma la tocchi comunque, perché agire è meglio che essere e basta nella completa opacità; la pagina che riempi lentamente con il filo illeggibile delle tue viscere; la pagina nella purezza delle sue possibilità; la pagina della tua morte, a cui opponi tutte le difettose eccellenze che riesci a raccogliere con tutta la forza della tua vita: quella pagina ti insegnerà a scrivere»

#bottegabiografica #trameperdute #percorsidifelicità
Cosa passa attraverso il silenzio? Chi passa? Emi Cosa passa attraverso il silenzio? Chi passa?

Emil Cioran, Breviario dei vinti @voland_edizioni 

#bookcoaching #silenzio #emilcioran #spuntinidistorie
Ogni volta che faccio questa domanda in consulenza Ogni volta che faccio questa domanda in consulenza si aprono interi capitoli autobiografici inesplorati.

Forse perché tra i molti interrogativi, questo è quello che meno si presta a risposte di facciata, e che più fa vacillare i nostri racconti precofenzionati. 

Dunque, com’è essere te?

Non mi passa per l’anticamera del cervello di chiederti di scriverlo nei commenti. Di fermarti sulla domanda e provare a darti una risposta – a te e solo a te – sì, te lo chiedo.

E se vuoi farmi sapere che ti sei fermata, che non hai scrollato immediatamente al prossimo contenuto, metti un ♥️ o commenta anche soltanto con un 👋 

Se invece vuoi condividere la tua risposta con me in uno spazio più intimo, scrivimi in direct.

#bottegabiografica #esercizioautobiografico #trameperdute
Mi è sempre piaciuta questa scena da Pensavo foss Mi è sempre piaciuta questa scena da Pensavo fosse amore invece era un calesse.

Forse perché in fondo anch’io, come Tommaso, ho passato anni ad aggrapparmi alle mie sofferenze con unghie e denti. 

Perché la sofferenza era la mia unità di misura per le cose importanti: tanto più era alto il livello della prima, tanto più erano importanti le cose che l’avevano provocata.

La convinzione implicita dietro al mio temporeggiare nella sofferenza, era legata a un timore che minava tutte le mie certezze: se riesco a superare tutto questo, non è che forse vuol dire che in realtà non è mai stato così importante? 

Se riesco a perdonare, e a perdonarmi, non è che magari non è mai stato grave quanto ho creduto fosse?

Lasciatemi qui! Voglio stare male, bene! Voglio essere un esempio di afflizione, strazio, supplizio.

Voglio far sapere al mondo quanto fosse importante per me ciò per cui ancora oggi m’affliggo e mi tormento. 

E il mondo, be’, dovrà ascoltarmi per forza! Dovrà guardare ogni giorno la mia sofferenza e rammaricarsi, e scusarsi, e rimediare. 

E perdonarmi, certo. Sì, dovrà perdonarmi perché sto espiando qualsiasi errore di giudizio consacrandomi alla sofferenza, sacrificando a essa ogni mia possibilità di felicità futura.

Il fascino della ferita, l’irresistibile scioglievolezza della retorica del dolore, dicevo appunto nel carosello qui a fianco che forse non hai intercettato, ma che puoi recuperare adesso. 

#trameperdute #bottegabiografica #mitidasfatare #percorsidifelicità
Questo carosello nasce da una chiacchierata privat Questo carosello nasce da una chiacchierata privata avuta qualche giorno fa con un amico al quale stavo raccontando di un capitolo particolarmente doloroso della mia vita.

A un certo punto della chiacchierata lui mi dice: «Però questa cosa ti ha resa più forte!» 

E io ho pensato: ma che 🌵, no! Mi ha spezzata in così tanti pezzi che non sapevo nemmeno da dove cominciare a ricompormi. Mi ha fatta sentire in pericolo. Mi ha creato un’ansia cosmica. Ha deformato le mie relazioni. Ha ristretto il mio mondo. 

No, quel dolore non mi ha resa più forte manco per niente!

Ciò che mi ha resa forte sono stati il tempo che mi sono concessa per attraversare la sofferenza senza volerla correggere o rettificare subito, e lo spazio che mi sono presa, ora per incazzarmi, ora per rannicchiarmi in un angolo come un animale ferito, senza vergognarmi della mia rabbia o della mia disperazione. 

Mi hanno resa più forte le mani tese, il supporto amorevole di chi non mi ha pretesa intera quando ero frantumata, l’aiuto professionale di chi ha saputo darmi le parole per parlare della mia ferita e alla mia ferita.

No, il dolore di per sé non mi ha resa più forte, o più consapevole, o emotivamente più competente: mi ha resa sofferente e basta. 

Se avessi trasformato la mia ferita in un mito, o in un culto, sarei ancora ripiegata su me stessa a raccontarmi la favola che se non mi ha uccisa, allora mi ha resa una persona migliore.

#bottegabiografica #ferite #mitidasfatare
Ogni volta che permettiamo agli altri di raccontar Ogni volta che permettiamo agli altri di raccontare la nostra storia così com’è loro più funzionale, gradevole e comoda, ci lasciamo derubare delle esperienze, delle emozioni, delle battaglie che abbiamo combattuto e vinto, e anche di quelle che abbiamo combattuto e perso ma che non per questo hanno meno valore. 

Ogni volta che diciamo sì al racconto di noi che acquieta o scongiura le paure delle persone che abbiamo intorno, diciamo no alla storia che portiamo dentro.

Ogni volta che ci lasciamo raccontare dagli altri, cediamo la penna e permettiamo a chi la impugna di scegliere per noi e di decidere la trama.

È più che certo che l’epilogo, alla fine, sarà uguale per tutti: nel mezzo, però, fa’ che sia sempre la tua la voce in capitolo.

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Il film da cui è tratta la clip è Contro l’ordine divino (2017), regia di Petra Volpe. Se non lo hai visto, vale la pena recuperarlo.

#bottegabiografica #trameperdute #coachingnarrativo #ilcodicedellanima
C’è una frase che circola da anni sul web: non C’è una frase che circola da anni sul web: non c’è agonia più grande che portare dentro di sé una storia non raccontata.

Viene attribuita a Maya Angelou, con tanto di riferimento bibliografico a una delle sue autobiografie. Eppure, questa frase, né dentro a ‘Io so perché canta l’uccello in gabbia’, né tra le molte altre pagine scritte dalla Angelou, la troverà mai nessuno.

È un’altra scrittrice afroamericana, infatti, Zora Neale Hurston, a parlare in una sua autobiografia dell’agonia del portare dentro una storia non raccontata.

Un tema particolarmente interessante, e per quanto mi riguarda prioritario, quello della storia non raccontata che portiamo dentro: soprattutto in un’epoca come questa in cui non facciamo altro che raccontarci gli uni agli altri. Costantemente.

Ma quale storia raccontiamo? 
Per quali orecchie?
Con quali intenzioni?

E quanto abbiamo iniziato a credere a questi racconti? Quanto stiamo sacrificando della storia che portiamo dentro pur di somigliare ai racconti ubriachi di noi che vomitiamo là fuori ogni giorno? 

Per scoprire la storia che portiamo dentro, per sciogliere quell’agonia, dobbiamo cominciare a strappare le pagine del racconto che mostriamo fuori. Così come da bambini strappavano la carta del regalo in cui speravamo di trovare ciò che più desideravamo: con urgenza, con gioia, con eccitazione.

È dentro quell’incarto di racconti sparsi là fuori che troveremo la storia non raccontata che vale la pena portare nel mondo.

Se tu sei pronta ad avventurarti in questa cerca, io sono pronta a seguirti tra le pagine.

#bottegabiografica #trameperdute #scritturachecura
Quando siamo travolti dai nostri problemi è diffi Quando siamo travolti dai nostri problemi è difficile metterci in ascolto dell’altro, comprenderne il punto di vista, accoglierne i sentimenti. 

Assorbiti dai nostri problemi, trasformiamo, come cantava De Andrè, il dolore dell’altro in un dolore a metà: io soffro più di te, io sto peggio, il mio male è più grande del tuo, il mio bisogno è più urgente. 

E sì che forse la vinciamo pure ‘sta gara, ma il premio, esattamente, qual è?

#bottegabiografica #cinelabio #comeneifilm #sceneggiatureprivate
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